riparo Dalmeri
Museo tridentino di scienze naturali
Il riparo Dalmeri

stambeccoVita e stagionalità

Il territorio sfruttato dai cacciatori di Riparo Dalmeri comprendeva le praterie alpine dell’altopiano (attorno ai 1.200-1.350 m.s.l.m.), le foreste di conifere, situate a quote leggermente inferiori, e si estendeva fino all’antico fondovalle del fiume Brenta.

Gli abitanti praticavano con tutta probabilità il nomadismo: trascorrevano in montagna il periodo estivo, mentre ad altitudini inferiori passavano la stagione invernale.

L’economia degli abitanti del Riparo Dalmeri era specializzata nella caccia allo stambecco, anche se si sono rinvenuti reperti che dimostrano la presenza di altri animali, come cervo, capriolo e camoscio, e in modo più sporadico orso, tasso, castoro, cinghiale e alce. La dieta degli abitanti del riparo comprendeva, inoltre, uccelli e pesci.

Le carcasse erano lavorate all’interno del riparo che veniva periodicamente ripulito dai frammenti più grandi.

È molto probabile che la carne venisse conservata tramite essiccamento o affumicatura, per poi essere trasportata e consumata nei siti di fondovalle.

Le battute di caccia si svolgevano in estate e autunno, presumibilmente il periodo di più intensa frequentazione umana del riparo.

Durante la stagione estiva le carcasse venivano sfruttate per la carne e il pellame. L’attività di lavorazione della pelle, e in particolare l’attività di concia, avvenivano sul posto. I resti di pesce, che sono principalmente rappresentati da barbo e cavedano e in modo minore da trota, temolo e luccio, permettono di ipotizzare attività di pesca nel fiume Brenta, con trasporto di pesci interi al riparo.

© Museo delle Scienze - via Calepina, 14 - 38122 Trento - +39.0461.270311
Partita IVA 00653950220