riparo Dalmeri
Museo tridentino di scienze naturali
Il riparo Dalmeri

Funzioni di utilizzo

I grattatoi, erano destinati quasi esclusivamente al trattamento delle pelli. Lame e lamelle troncate venivano utilizzate per produrre o ravvivare manufatti in legno o in materia dura di origine animale, mediante raschiatura. Le lamelle rappresentavano i supporti privilegiati per la realizzazione di armature, ed erano ampiamente utilizzate nelle armi da getto.
I manufatti in pietra (calcare, siltite, arenaria, pietra verde), erano variamente utilizzati come percussori, macinelli, pestelli, levigatoi o piani di appoggio per operazioni di taglio.
Gli strumenti in osso e palco,  quali punteruoli, spatole, lisciatoi, piccoli perforatori e aghi, venivano impiegati nella lavorazione e nel trattamento della pelle e più in generale di altri materiali morbidi; altri, invece, quali zagaglie e punte, erano utilizzati nel corso delle battute di caccia, fissati ad aste di legno.
Nel corso degli scavi sono stati identificati circa 50 pezzi: manufatti finiti, ma anche alcuni scarti della lavorazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di oggetti finiti, talvolta con fratture legate all’utilizzo: zagaglie, punteruoli, spatole, scalpelli. Le materie dure di origine animale, sfruttate per ricavarne strumenti e armi, sono appartenenti ad ungulati: cervo e stambecco.
Gli oggetti ornamentali, conchiglie marine, ornamenti su dente e osso e cortici graffiti, perlopiù in materia dura di origine animale, avevano un carattere fortemente simbolico. Nel corso delle ricerche sono state ritrovate 32 conchiglie marine, 3 denti di mammiferi modificati dall’uomo e qualche altro oggetto d’osso. Le conchiglie, rinvenute insieme a strumenti, residui di lavorazione dei manufatti e resti di pasto, provengono presumibilmente dalle spiagge del Mediterraneo, ed erano probabilmente oggetto di scambio.
Infine, gli oltre 100 cortici graffiti ritrovati rappresentano delle vere e proprie “forme d’arte”. Sono schegge di selce con il cortice decorato ad incisioni, con linee e motivi a graticcio o a reticolo a volte con tracce d’ocra rossa. Successivamente all’incisione, gli oggetti venivano spezzati, forse nel corso di uno specifico rituale.
Al Riparo Dalmeri sono stati recuperati anche alcuni resti antropologici, fra cui sette denti umani. I denti furono persi da sette soggetti diversi nel corso della crescita. Sullo smalto sono state individuate alcune striature causate dallo strappo di vegetali e tracce occasionali prodotte da un coltello in selce, utilizzato per tranciare la carne trattenuta con i denti.

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