Il riparo Dalmeri
Indagini stratigrafiche
La sequenza di livelli antropici del Riparo Dalmeri è attribuita alla fase finale del Paleolitico Superiore, ovvero all’Epigravettiano recente. Le ricerche inter-disciplinari e gli scavi sistematici effettuati su tutta l’area interessata (sia all’interno che all’esterno del sottoroccia, su una superficie complessiva di circa 200 mq) hanno permesso di ricostruire gli elementi di organizzazione e utilizzo dell’abitato: destinazione degli spazi, spiritualità, modalità di sfruttamento delle risorse dell’ambiente montano.
Nei primi anni di scavo, le ricerche si sono focalizzate sulla comprensione geo-archeologica della stratigrafia. Successivamente, si è proceduto a definire gli strati in progressione.
Negli anni Novanta sono state portate alla luce le paleo-superfici 26b e 26c ed è stato eseguito un calco in resina di una parte del suolo antropico 26c. Al 2001 risale la scoperta delle prime pietre dipinte con ocra. Successive ricerche hanno portato al ritrovamento di centinaia di pietre decorate con un pigmento rosso ematitico e, al contempo, di nuove strutture antropiche legate a forme di ritualità (di cui è stata eseguita una riproduzione in vetroresina).
I momenti insediativi principali, datati tramite carbonio 14, sono tre:
- Il primo, riferito a 13.200-13.400 anni fa, rappresenta la fase più antica di occupazione umana, durante la quale sono state deposte ben 265 pietre dipinte (Unità Stratigrafiche 65/15a).
- Il secondo, datato attorno a 13.000-13.200 anni fa e relativo alle superfici d’abitato 26c e 26b, ha conservato strutture “evidenti” come i focolari, e “latenti” quali una struttura sub-circolare, probabilmente una capanna, già presente nella fase più antica.
- La terza e ultima fase di utilizzo del sito si colloca tra i 13.000 e 12.000 anni fa e riguarda alcune frequentazioni episodiche e occasionali.